DICONO DI LUI

Giulia Sillato  (Storico dell'Arte di Scuola Longhiana)


Cavalcanti, Platone e l'Universo

Oggi, la fotografia raramente resta arginata ad azioni puramente tecniche… ogni fotografo nutre dentro di sé aspirazioni di tipo artistico… tutto dipende dal verificare attraverso quali vie dell'anima riesca a trasformare le sue capacità tecniche in Arte: Cavalcanti è uno di questi.  La mia specificità è proprio quella di analizzare temi relativi al sofferto trasporsi di un mestiere sul piano della più autentica prassi artistica… sono questi l'oggetto preferito delle mie speculazioni di pensiero.  E trovo che Camillo Maria sia un personaggio eufonico e musicalmente duttile, ma anche capace di reinventarsi in uno pseudonimo altrettanto significativo, quando si assegna il cognome di un poeta fiorentino del 1200, Guido Cavalcanti, personaggio chiave della letteratura dantesca con cui condivise in prima battuta il Dolce Stil Novo.  L'assonanza che riconduce "immagine" a "poesia", vibra in tutte le creazioni di Cavalcanti, un fotografo che non è più tale, nella misura in cui da ogni cosa ritratta riesce a trarre l'intima anima, quella che Platone chiamava pneuma… il soffio vitale che il Panteismo Cristiano attribuirà poi a tutte le creature, ma già preesistente nella filosofia greca che lo riconosceva tutte le cose.  Lo pneuma alita nell'immagine di una pecora, da cui riesce a trarre un capolavoro lirico, valendosi di accorgimenti tecnici atti a sfumarne i contorni e a lasciarne libera la percezione visiva del corpo stesso che in tal modo risulterà traslucida quanto basta per collocarsi in una dimensione aspaziale e atemporale. Sono ambientazioni particolarissime che sconfinano con una scenografia concettuale dove, una volta individuato uno o più elementi interessanti, egli riesce ad estrapolarli dal loro contesto ordinario e quotidiano per farne un assoluto iconico. Il gatto che fissa colui che lo sta ritraendo, le onde che salgono per rompersi sulla scogliera, il fienile sul fiume… godono di un silenzio totale, il silenzio della loro esistenza… quella che spesso passa inosservata e che ora domina la scena fotografica creata da Cavalcanti.  Non è l'Uomo il protagonista dei suoi racconti ma la Natura, scolpita in tutte le sue possibili fenomenologie e analizzata in tutti i suoi possibili dettagli.  È il trionfo del Particolare sull'Universale, implicito, questo, nel particolare stesso, è la riscoperta di situazioni reali erroneamente considerate "minori", situazioni su cui la gente comune non ha il tempo di soffermarsi mai, è la riscoperta della grandiosità della Natura…


È la riscoperta dell'Amore…


Giulia Sillato è docente di Storia dell'Arte presso tutti gli istituti di indirizzo artistico di Verona: specializzata in arte contemporanea e critica d'arte presso l'Universita' di Roma. Nel 1990 fonda lo studio ARTIS RECENSIO finalizzato alla valutazione critica della vasta fenomenologia dell'arte. Scrive su mensili d'arte (Mondadori Editore e Arte In  - Verona). Nel 1996 idea un ciclo di mostre d'arte contemporanea da realizzarsi negli spazi archeologici.I suoi scritti appaiono su Il Corriere dell'Arte -Torino e L'Arena -Verona. Nel 1997 inaugura la prima edizione di un evento itinerante ancor oggi celebrato in ville, castelli e palazzi tra i piu' antichi e prestigiosi d'Italia e ad tutt'oggi giunto ormai alla sua 25 edizione: L'Arte Contemporanea nelle Antiche Dimore.




Massimo Bianchi


Le immagini di Cavalcanti mi hanno impressionato per la semplicità e, nello stesso tempo, per la grande intensità e profondità che emanano. Il tempo sembra quasi fermarsi, scorrere lentamente, raccontando storie che ci riportano a momenti essenziali; allora ogni preoccupazione scompare, niente da rincorrere, niente da fabbricare o da commercializzare, nessuna scadenza, solo la gioia di osservare, nella quiete, tutti quei particolari che solo un artista sa cogliere e descrivere.


Massimo Bianchi (Agni) è giornalista, scrittore e musicista; i suoi CD sono commercializzati in tutto il mondo da High Tide Records. Conferenziere, si propone alla divulgazione del cambiamento interiore attraverso lo Yoga del Fuoco, ovvero lo Yoga dell'arte e della bellezza. Il suo ultimo libro s'intitola "La ragazza indaco", Età dell'Acquario Editore.





Natalia Picasso


Che la fotografia sia un’arte a tutti gli effetti è ormai dimostrato e accettato da tutti i critici e Cavalcanti non fa che confermare questa teoria. Ormai la fotografia non è più un’azione puramente teorica, infatti in misura più o meno evidenziata ogni fotografo ha dentro di sé il “germe” dell’aspirazione artistica e in Cavalcanti questa tendenza è decisamente palesata e soddisfatta. La poesia e il tema ricorrente delle “opere” di Cavalcanti che da ogni immagine riesce a trarre l’anima più profonda e segreta. La poesia e l’amore elementi indispensabili per immortalare attimi indimenticabili e di autentica commozione del giorno più bello della vita: il giorno del matrimonio. Valendosi di accorgimenti tecnici di alta professionalità, Cavalcanti evidenzia e fa risaltare la lirica di un’immagine che trasforma una semplice foto in un’opera d’arte. La protagonista dei capolavori di Cavalcanti è la natura, non l’uomo, analizzata in ogni possibile dettaglio, insomma un raffinato studio del particolare e del dettaglio.


Natalia Picasso, da “speciale sposi” - Secolo XIX, 18 aprile 2007.





May Ling


Sguardo di neve,

ultimo squarcio sordo

in singulti ti chinasti

sull’orlo del baratro.


Restasti muto.

Diradati svanivano gli astri,

la danza fragile del piovere

placida si consumava

al limitare del campo.

Stracciate le tue vesti

Misera discende

La coltre del silenzio,

fluttuano traditi gli anni

d’aspro si fendono

affusolate dita.


Restasti solo

Accartocciato nell’angolo del tempo,

scabri si propagavano

sfocati barlumi

infanti visitatori ritorti.

Dilaniata geme

L’ombra dell’eroe

D’ardere superba si sguscia

Tra i crucciati rullii d’un gorgo

Di noia ancor tiepido;


orfane di bufera

furtive sinfonie si librano

oltre implacabili curve

d’un tormentato sipario.


Restasti immobile

Umido fra l’erba.

S’animava esile bagliore,

esangue tendesti le mani

ad accudire orme spettrali.

Dissipatisi in banchi di fumo

Ribussarono tonanti giorni

Quando sull’uscio scarno apparisti

A render alla tempesta la sua voce.





Antonella Napoli


Persona professionista e sensibile, Camillo riesce a “toccare” e a lasciare il segno con i suoi scatti come pochi fotografi sanno fare.

Complimenti con affetto e stima.


Antonella Napoli, giornalista, fotografa e presidente di “Italians For Darfur”.